Nessuna preghiera, nessun credo, rendono l'uomo più devoto quanto la solitudine d'un bosco che stormisce al vento, o la libera vicinanza al cielo sulle vette dei monti
Julius Kugy

venerdì 27 settembre 2019

Brentoni

Ci sono luoghi che sembrano un sogno lontano. Per raggiungerli devi cercare di cavalcare la linea di un orizzonte immaginario e distante, con un viaggio che prende piede nella mente e riparte ogni volta che la risacca dei pensieri torna a riva. Nel momento in cui decidi di andare scopri che quell'aura lontana non è altro che superba solitudine, dono prezioso che quei luoghi ti regalano quando ti addentri nella loro consistenza. Erba e terra, radici e fronde, accompagnano il principio del cammino, e poi pietra, che si erge ruvida dopo un dolce andare. 


I Brentoni sono un piccolo universo di forti contrasti. Una partenza che dopo pochi passi si tramuta in discesa, una parete erta e ripida ti si para di fronte, mentre ti immergi un un mare piatto di erba che si veste d'autunno. Brevi attimi in cui il sentiero ti strattona, abbracciato da un fitto bosco, e ti invita a rallentare il passo, per goderne il folto respiro. Un sentiero docile che imbizzarrisce e si fa ripido, mentre sale verso una parete aspra che mano a mano che sali si rivela per la sua dolcezza nuda e fredda.








La solitudine in cui si perde chi sale, ognuno per la sua via, ognuno col suo passo e le sue gioie, sembra raggiungere la perfezione di un respiro sereno. Siamo otto persone a salire, ma spersi dopo un saluto, lungo tracce diverse, ci si sfiora in cima, quasi senza vedersi, solo il sussurro di un commiato.
Sferzati da un vento freddo,  geloso della compiutezza di quanto abbiamo vissuto, scendiamo in fretta. Non prima di aver provato quell'intima soddisfazione che il panorama ci regala, sotto l'alta coltre di nubi, che ci nasconde al sole, ma non alle cime.










La discesa è un'evasione dal freddo abbraccio dell'aria che spazza le creste: una via che pare tortuosa vista dall'alto, ma che si dipana e riprende l'andare tranquillo del mattino. Prendiamo ancora il largo nel mare d'erba e con calma attraversiamo nuovamente il silenzio.





Contrasti, antagonismi di questo microcosmo che non è mai in disaccordo, che sa dar pace e soddisfazione a chi lo attraversa.
E mentre i larici iniziano a vestirsi d'autunno saliamo verso l'ultima discesa.

6 commenti:

Unknown ha detto...

Queste Alpi Carniche…
…non mi è chiaro se a colpirmi siano più le immagini o le parole dell’Alpinauta Luca - che ormai, come pure Nadia, è sulla strada buona per acquisire, a buon titolo, anche la qualifica di “Poetista”= poeta+alpinista :-)

Mi chiedo, cioè, se siano le immagini a creare le parole o viceversa…perché leggendo i vostri racconti (che, infatti, non sono relazioni ma racconti degni della migliore letteratura) parole e immagini si fondono sempre in un dialogo fecondo, creando un sodalizio davvero nobile.

Ancora una volta, grazie amici, per aver condiviso una così bella esperienza.

Nadia ha detto...

Ciao, che bellissimo commento!
Siamo felici che i nostri racconti vi piacciano e ci fa veramente piacere quando ce lo fate sapere. Le foto sono un must per rivivere gli attimi, le emozioni vissute e metterli in parole.
Grazie per la visita e....firmati almeno con un nome, così che possiamo dare un volto alle tue parole.

Unknown ha detto...

Chiedo scusa Nadia! mi partito il messaggio prima che riuscissi a firmare.
sono lauretta :-)

Anonimo ha detto...

Bello il Brentoni, ma mi chiedo: perchè metterci quel cavo in acciaio?
Mandi,

Nadia ha detto...

Cara Lauretta, è sempre un gran piacere per noi leggere i tuoi commenti! Nonostante siano passati tanti anni da quando ci siamo conosciute e viste, ti ricordiamo sempre con piacere! Anche perché la marmotta yodel che hai regalato a Gabriele, canta ancora sulla nostra auto e ci ricorda di te!!!

Nadia ha detto...

Anonimo, non so risponderti, ma io l'ho trovato molto utile sia in salita che in discesa. Punti di vista.
Saluti